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politica interna
16 maggio 2009
ALLA CORTE DEL SULTANO

Mentre in Germania si ricorda il Ventennale della caduta del muro di Berlino, simbolo della libertà riconquistata, negli Stati Uniti Obama elogia la stampa libera come contro-potere essenziale alla democrazia, in Italia la stampa insegue le gesta del Sultano, tra una scappatella con ‘minorenni’ e una passeggiata per lo shopping. É scoraggiante osservare quanti ‘italioti’, che si fregiano del titolo di giornalisti, siano pronti a farsi sodomizzare per ottenere un posto ben retribuito nella catena di comando di stampa e televisioni. La cosa che più indigna è l’arroganza dei Belpietro, dei Rossella, dei Mimun e di altri ben foraggiati, anche di qualche lucano, che sono pronti a pontificare in difesa dell’imperatore, per giustificare e legittimare ogni intemperanza, comprese quelle dell’augello reale. Non se ne può più di questa immondizia. Così come non se ne può più dei silenzi di personaggi del Centro-Sinistra che affollano le liste elettorali. Tutti in posa per la foto di gruppo. Si sente già lo scalpiccio degli zoccoli mentre percorrono le vie a caccia di voti e, senza pudore, si rivolgono ai lucani per continuare a governare la Basilicata, come se nulla fosse successo. Hanno chiuso alleanze, hanno sancito accordi neanche troppo carbonari, hanno cambiato schieramenti per ottenere un posto al sole. Ora sono pronti per continuare a turlupinare gli elettori con le solite promesse da marinaio, con i soliti progetti faraonici, le solite cattedrali di cemento, ecc… Una novità c’era nel panorama della politica potentina. Una bella realtà nata dal basso che aveva coinvolto tanti cittadini attivi di Potenza per discutere di un vero progetto di rinascita della città. C’era anche un candidato, scelto attraverso primarie, che avrebbe rappresentato degnamente il capoluogo di regione. Purtroppo le note vicende giornalistiche, i soliti figuri sguinzagliati per affossare il nemico prima che si organizzi, hanno costretto Gildo Claps a rinunciare alla candidatura per non ridurre la sacrosanta battaglia di verità sulla scomparsa di Elisa a un mercimonio elettoralistico. Anche Anna Rivelli è stata di fatto costretta a rinunciare alla candidatura in Italia dei Valori perché si è resa conto che tra i pronunciamenti di Di Pietro a livello nazionale e la realtà lucana del suo partito c’è un abisso. Tra l’altro lo avevamo già inteso quando Radice disse che “De Magistris”, candidato alle europee, è una “ferita sanguinante”. Proporremo Radice per una presidenza del club policorese “vittime di De Magistris”.

Tornando al centro-destra, ecco schierati in pompa magna tutti gli uomini del Sultano che in Basilicata hanno le facce note degli uomini di Buccico e di Viceconte-Latronico, più qualche new entry che ha fatto il salto della quaglia: ad es. il buon Molinari per il quale “Potenza val bene una messa (cantata in latino)”. Alla presidenza della provincia di Matera c’è l’avvocato Labriola, braccio destro e operativo di Buccico, implicato in una serie di vicende giudiziarie che nessun giornalista ricorda: ad es. i brogli elettorali a Scanzano. Ma tant’è. Chi è senza avviso di garanzia o senza procedimento penale pendente o senza condanna scagli la prima pietra.

Il sistema sta facendo quadrato attorno ai soliti noti e chi pensava di cambiare qualcosa attraverso le manifestazioni di Libera ha avuto il ben servito. Ma sarà proprio vero ? Mi ostino a pensare che non sia così e che prima o poi anche i lucani si renderanno conto che si può vivere da uomini liberi, magari limitando le ambizioni personali, ma guadagnando sicuramente in dignità.


politica interna
13 ottobre 2008
INCENERITORE A MATERA?

Evidentemente al sindaco di Matera, avv. sen. Emilio Nicola Buccico, non è bastata la magra figura raggranellata nella trasmissione ‘Annozero’ dell’ottobre scorso, quando concluse l’intervista ‘non autorizzata’ con riferimenti ‘culturali’ alle sue letture di Umberto Saba. Nell’incontro dibattito organizzato dai Lions materani per promuovere l’utilità e l’efficacia degli inceneritori, visto che il Piano triennale delle opere pubbliche ne prevede uno per Matera, ha detto testualmente che “non prende lezioni di civiltà e democrazia da nessun Blob (?)”, con riferimento al blog di Beppe Grillo. Per un lettore di Saba, già scambiare blog per blob è abbastanza grave. Ma ciò che più sconcerta è che un professore dell’Università di Napoli, Amedeo Lancia, si sia prestato a tessere in pubblico - dinanzi allo sguardo compiacente del sindaco senatore - le lodi degli inceneritori, mentre in privato ha dichiarato che non vorrebbe affatto un inceneritore sotto casa. E perché, visto che non inquina e non emette nanoparticelle che causano l’insorgenza di neoplasie? Con questa ‘trovata pasquale’ l’amministrazione di Matera, guidata dal sindaco senatore, oltre ad aver guadagnato i riflettori del blog di Grillo, ha dimostrato di non conoscere (o di non voler conoscere) la realtà sugli inceneritori (la Basilicata ne ha attivi due, uno a Melfi e l’altro a Potenza) e di tenere in scarsa o nessuna considerazione la stessa salute dei cittadini materani. A pochi passi da Taranto esiste un inceneritore (quello di Massafra, e sono in via di realizzazione altri tre inceneritori di cui uno a Statte) che contribuisce, assieme ai camini degli altiforni dell’ILVA, ad accrescere la percentuale di diossina nell’aria fino a 8 nanogrammi per metro cubo normalizzato (dati Arpa Puglia di Febbraio 2008), come vanno denunciando da mesi non solo gli attivisti di Legambiente ma anche i semplici cittadini del “Comitato per Taranto” e gli stessi medici dell’ospedale tarantino dell’Annunziata (per sapere come si vive sotto il cielo “rosso” di Statte, tra acciaierie Ilva, discarica e inceneritore di Massafra, rimando al bell’articolo apparso su Famiglia cristiana il 19 Febbraio scorso a firma di Guglielmo Nardocci). Il limite europeo è fissato a 0,4 nanogrammi ed è adottato anche dalla regione Friuli Venezia Giulia dove è presente un impianto di agglomerazione a Servola, nei pressi di Trieste. L’ultimo rilevamento a Servola ha dato come risultato un’emissione di diossine pari a 0,1 nanogrammi. A Taranto invece, nell’ultimo anno, la percentuale di diossina è raddoppiata. Le notizie del mese di Febbraio relative alla presenza di diossina nel latte e poi nel sangue di 10 volontari sottoposti a controllo hanno allarmato la popolazione che sta chiedendo alla politica tempestivi interventi per ridurre le emissioni inquinanti, tra cui quelle del famigerato apiriolo, sostanza a base di Pcb (policlorobifenili) assimilata alle diossine.

Si sa che dietro gli inceneritori c’è un affare gigantesco finanziato coi soldi pubblici, il famigerato Cip6 che è pari al 8-10% dell’importo delle bollette Enel. Tale importo in origine sarebbe dovuto andare alle fonti alternative rinnovabili. Ma nel 1992 una mano alquanto furba modificò la legge aggiungendo al termine ‘rinnovabili’ la dicitura “e/o assimilate”. Di qui il finanziamento pubblico di inceneritori e rigassificatori la cui realizzazione trova convenienza proprio grazie al nostro contributo che è oltre 3 miliardi di euro all’anno. L’ultima finanziaria del governo Prodi aveva provato a eliminare il Cip6 almeno per gli impianti non completati (ad es. l’inceneritore di Acerra) ma nel tragitto verso le aule parlamentari il testo è stato modificato ripristinando la situazione di partenza. Dopo la crisi campana dei rifiuti, infatti, senza il contributo Cip6, non sarebbe stato possibile ultimare l’inceneritore di Acerra il quale, secondo le recenti disposizioni del governo, dovrebbe bruciare persino le cosiddette “ecoballe” (che di eco hanno ben poco), con conseguenze terrificanti per l’ambiente circostante e per tutta la Campania.

Dinanzi a questo scenario, maldestramente camuffato dai Lions di Matera che al contrario, assieme al sindaco Buccico, vedono nell’inceneritore una risorsa per la città, viene da pensare che non c’è più limite al pudore. Nonostante tutti i dati a disposizione degli oncologi dicano esattamente quali sono le conseguenze a livello tumorale dell’accumulo nei polmoni delle nanoparticelle di diossina e “assimilati” (uno studio del 2004 portato a termine dall'Istituto Superiore di Sanità ha analizzato 46 studi scientifici condotti con rigore scientifico negli anni 1987-2003. È emerso in 2/3 degli studi che nelle zone attigue agli inceneritori aumentano gli effetti cancerogeni e vi è un significativo incremento di mortalità. Le maggiori neoplasie correlate sono: cancro al polmone, linfomi, sarcomi ai tessuti molli e neoplasie infantili), ancora c’è chi si ostina a proporre modelli di sviluppo dannosi per l’ambiente e per la salute pubblica. Invece di indignarsi nei confronti dei giovani che hanno ripreso le sue gesta al convegno dei Lions, il signor sindaco senatore prenda esempio dal suo collega compagno di partito, il sindaco di Montalbano Jonico Leonardo Giordano, e abbia il coraggio di proporre per Matera la raccolta differenziata porta a porta. Così, da un lato risolverà gran parte dei problemi relativi allo smaltimento, dall’altro contribuirà a far crescere la percentuale di raccolta differenziata, con benefiche conseguenze per l’ambiente e i suoi abitanti. O prevede per Matera un “tramonto sui sassi” simile al “cielo rosso di Statte”?


POLITICA
6 novembre 2007
FRA' DOLCINO E I CONFRATELLI CALABRO-LUCANI

Tira proprio una brutta aria se fra’ Dolcino e i suoi confratelli si sono arroccati a difesa dei privilegi di casta, sfidando tutto e tutti, anche l’opinione pubblica, al fine di insabbiare, depistare, confondere e così sopravvivere. Non si tratta ovviamente della rocca del monte Rubello, nel biellese, dove il fra’ Dolcino della storia difese strenuamente la sua appartenenza alla setta millenaristica degli Apostolici cercando in tutti i modi di opporsi alle orde del vescovo di Vercelli, Raniero degli Avogrado, e alla sua crociata anti-dolciniana. Ma le dinamiche sembrano le stesse. Eretici (i massoni di oggi) che non riconoscono l’autorità della Chiesa di Roma (dello Stato italiano) che predicano nuove fratellanze universali, pronti a difendersi con ogni mezzo da magistrati importuni che osano sfidare i poteri occulti; avvocati, “strenui difensori della legalità” che da postazioni privilegiate (leggi CSM) decidono chi e quando trasferire o destinare ad altro incarico, chi nominare procuratore generale supplente, magari un “talentuoso” capace di “avocare” a sé fuori tempo massimo inchieste scottanti con motivazioni a dir poco risibili. Ma chi sono i nuovi dolciniani che operano tra le colline materane e le montagne potentine? Di certo non sono combattenti nel nome della povertà, non sono fraticelli alla Celestino V; tutt’altro. Operano in quella zona grigia in cui si fa passare per legalità il favoritismo di cordata, in cui gli ‘amici’ e i confratelli contano più della legge, anzi ne stanno al di sopra. Vale per loro quell’adagio truffaldino in base al quale ‘la legge si applica per i nemici e si interpreta per gli amici’ soprattutto quando questi ultimi sono consistenti in termini di consenso e utili all’avanzamento di grado nella scala degli eletti.

Cari ‘dolciniani’, sappiamo che siete potenti, sappiamo che siete dotti, che leggete i classici della letteratura, che sedete sugli scranni più alti delle istituzioni pubbliche. Sappiamo che ve la spassate e disprezzate il ‘popolo basso’, ignorante, petulante, il cui silenzio si può acquistare con quattro soldi. Sappiamo che non fate caso agli incidenti di percorso, l’importante è che si raggiunga l’obiettivo (per Stalin un milione di morti erano una statistica e per voi?). Sappiamo che avete anche voi, come il Dolcino del ‘300, un ‘piano di rinascita’ dello Stato (Chiesa), magari di uno Stato fatto a vostra immagine e somiglianza in cui i ‘i confratelli’ sono ai posti di comando, depositari di un sapere esoterico che ricorda gli uomini spirituali della gnosi iranica.

Ciò che non sappiamo è se la vostra ‘allegra congrega’ crede veramente negli ideali di cui sopra, o è solo una mascherata-bischerata per dissimulare interessi viscerali da basso ventre? Tutto ‘sto bailamme solo per un pugno di dollari?

A dire il vero preferivo il fra’ Dolcino di un tempo, perché almeno vagheggiava una comunità tipo quella apostolica, in cui tutto era in comune e ci si aiutava fraternamente nel rispetto della verità. Fra’ Dolcino combatteva l’ordine costituito, ma il nuovo ordine non avrebbe visto capeggiare vecchi e nuovi reucci, dalla pancia gonfia e dal facile sproloquio, bensì un unico Re che avrebbe governato per mille anni prima della ricapitolazione finale. I dolciniani di oggi, la cui opera benefica è tutta da verificare, si circondano di belle dame e di immense fortune, alla faccia dei ‘poverelli’ di Novara, e discettano come tuttologi perché solo a loro è toccato in sorte il bacio della dea. Eppure a un tratto ‘il mondo che si è trasformato in favola’ (come voleva il buon Nietzsche) si sta risvegliando dal lungo sonno e sta riprendendo in mano il suo destino. Faranno in tempo i dolciniani a sanare la falla prima che qualcuno inizi a scorticare “il buccio” dal “favo”?


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