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Tutto quello che volete sentirvi dire, ma che nessuno vi dice
politica interna
16 maggio 2009
ALLA CORTE DEL SULTANO

Mentre in Germania si ricorda il Ventennale della caduta del muro di Berlino, simbolo della libertà riconquistata, negli Stati Uniti Obama elogia la stampa libera come contro-potere essenziale alla democrazia, in Italia la stampa insegue le gesta del Sultano, tra una scappatella con ‘minorenni’ e una passeggiata per lo shopping. É scoraggiante osservare quanti ‘italioti’, che si fregiano del titolo di giornalisti, siano pronti a farsi sodomizzare per ottenere un posto ben retribuito nella catena di comando di stampa e televisioni. La cosa che più indigna è l’arroganza dei Belpietro, dei Rossella, dei Mimun e di altri ben foraggiati, anche di qualche lucano, che sono pronti a pontificare in difesa dell’imperatore, per giustificare e legittimare ogni intemperanza, comprese quelle dell’augello reale. Non se ne può più di questa immondizia. Così come non se ne può più dei silenzi di personaggi del Centro-Sinistra che affollano le liste elettorali. Tutti in posa per la foto di gruppo. Si sente già lo scalpiccio degli zoccoli mentre percorrono le vie a caccia di voti e, senza pudore, si rivolgono ai lucani per continuare a governare la Basilicata, come se nulla fosse successo. Hanno chiuso alleanze, hanno sancito accordi neanche troppo carbonari, hanno cambiato schieramenti per ottenere un posto al sole. Ora sono pronti per continuare a turlupinare gli elettori con le solite promesse da marinaio, con i soliti progetti faraonici, le solite cattedrali di cemento, ecc… Una novità c’era nel panorama della politica potentina. Una bella realtà nata dal basso che aveva coinvolto tanti cittadini attivi di Potenza per discutere di un vero progetto di rinascita della città. C’era anche un candidato, scelto attraverso primarie, che avrebbe rappresentato degnamente il capoluogo di regione. Purtroppo le note vicende giornalistiche, i soliti figuri sguinzagliati per affossare il nemico prima che si organizzi, hanno costretto Gildo Claps a rinunciare alla candidatura per non ridurre la sacrosanta battaglia di verità sulla scomparsa di Elisa a un mercimonio elettoralistico. Anche Anna Rivelli è stata di fatto costretta a rinunciare alla candidatura in Italia dei Valori perché si è resa conto che tra i pronunciamenti di Di Pietro a livello nazionale e la realtà lucana del suo partito c’è un abisso. Tra l’altro lo avevamo già inteso quando Radice disse che “De Magistris”, candidato alle europee, è una “ferita sanguinante”. Proporremo Radice per una presidenza del club policorese “vittime di De Magistris”.

Tornando al centro-destra, ecco schierati in pompa magna tutti gli uomini del Sultano che in Basilicata hanno le facce note degli uomini di Buccico e di Viceconte-Latronico, più qualche new entry che ha fatto il salto della quaglia: ad es. il buon Molinari per il quale “Potenza val bene una messa (cantata in latino)”. Alla presidenza della provincia di Matera c’è l’avvocato Labriola, braccio destro e operativo di Buccico, implicato in una serie di vicende giudiziarie che nessun giornalista ricorda: ad es. i brogli elettorali a Scanzano. Ma tant’è. Chi è senza avviso di garanzia o senza procedimento penale pendente o senza condanna scagli la prima pietra.

Il sistema sta facendo quadrato attorno ai soliti noti e chi pensava di cambiare qualcosa attraverso le manifestazioni di Libera ha avuto il ben servito. Ma sarà proprio vero ? Mi ostino a pensare che non sia così e che prima o poi anche i lucani si renderanno conto che si può vivere da uomini liberi, magari limitando le ambizioni personali, ma guadagnando sicuramente in dignità.


politica interna
7 aprile 2009
I SOLATI

Le ultime sceneggiate berlusconiane a livello planetario hanno finalmente portato alla ribalta, non solo del cortile nazionale, la vera natura di un leader che manifesta un’idea di Stato nazione simile a quella di Gheddafi (in questo, ma solo in questo, sono d’accordo con Casini). Rapporto diretto col popolo tramite media accomodanti, accentramento del potere come ai tempi di Richelieu o di Luigi XIV, con la nomina diretta di intendenti e luogotenenti e aggiramento del Parlamento e delle sue prerogative. Tutto il mondo ne parla con accenti tra l’ironico e l’inquietante (ne ho fatto una rassegna minima sul mio facebook), tutto il mondo si interroga sulla strana anomalia italiana e su come sia possibile che la maggioranza degli italiani si sia lasciata turlupinare e incastrare dalle truppe ben foraggiate di assistenti, veline e badanti che fanno da corte all’ottavo nano. Anche dalle mie parti (intendo Montalbano Jonico) non mancano celebrazioni fatte con lustrini e giovani rampanti in cui compaiono figuranti in giacca e cravatta pronti a emulare le gesta del premier. Per non parlare di personaggi politici implicati in losche vicende giudiziarie che salgono sui palchi per annunciare la nascita di un nuovo “popolo delle libertà”(sic!). Stiamo vivendo in condizioni imbarazzanti il nostro stesso essere italiani. Ma dove è finita l’Italia che si indignava dinanzi alla corruzione e alle tangenti ai tempi di Mani Pulite e perché l’anelito di giustizia sta diventando una prerogativa di minoranza? L’Italia figura al primo posto per numero di frodi all’Unione europea, al 55° posto per corruzione dei colletti bianchi, abbondantemente ultima nei paesi occidentali. Per non parlare della libertà di stampa ! Gli ultimi attacchi a quel po’ di libera stampa che ancora non è sotto il controllo del padrone fanno ripiombare l’Italia nei periodi bui del ventennio. Il preoccupante inabissarsi dei valori del vivere civile mette a repentaglio la stessa tenuta democratica del Paese.

Se Berlusconi ha il consenso che si ritrova, nonostante le sue macchiette degne del miglior comico di Zelig, malgrado il suo conflitto di interessi e i suoi ripetuti attacchi alle istituzioni, vuol dire che a una consistente porzione di italiani piace. Piace a chi evade le tasse, piace a quelle veline che per apparire in televisione sono disposte a compiacere il capo (magari nella stanza da letto), piace a chi si mette in fila per entrare nella casa del Grande Fratello, piace a chi si beve tutto quello che passa nei programmi demenziali che albergano nelle nostre TV spazzatura, piace a chi pensa, come ha ribadito Carlo Vulpio a Matera, che ‘l’importante è che non accada a me’ e si chiude in quell’individualismo che corrode il senso civico e la comune appartenenza al consorzio umano. Poi succede che mi incendiano il cantiere, i capannoni agricoli e gli escavatori: a chi mi rivolgo se tutti si girano dall’altra parte? Berlusconi piace a chi non ha tempo per dedicarsi a queste cose, a chi non ha tempo per leggere anche queste righe, piace a chi si identifica in lui quando grida “mr Obama” o sta al telefono e dice alla Merkel di aspettare. Di lui si ipotizzano strategie mediatiche, alchimie comunicazionali per piacere a tutti. Molti si chiedono se ci è o ci fa. Io mi sono convinto che lui è proprio così, un italiano medio e mediocre (altro che grande imprenditore, eppoi con i soldi di chi !!) che conserva vizi e virtù della mediocrità (rimando al bel volume di Antonello Caporale, Mediocri. I potenti dell’Italia immobile). Si arrampica sui posti più alti per farsi notare nelle foto (e chi di noi non l’ha mai fatto !), viola il protocollo perché è l’unico del G8 che non ha avuto l’onore di un colloquio bilaterale con Obama, fa le corna o battute da avanspettacolo perché evidentemente non ha altro da dire. Ma il guaio è che le sue performances screditano tutti gli italiani e alla fine non solo continueranno a dirci “italiani = mafiosi” ma verremo isolati dal resto del mondo a livello economico e socio-culturale. Già oggi con i tagli al Fus, checché ne dica Baricco, la cultura italiana è marginalizzata e fare film o allestire opere teatrali di qualità sta diventando sempre più complicato. Figuriamoci domani, quando il popolo, in piena sintonia col suo leader, perché adeguatamente massaggiato dalle televisioni, preferirà programmi autocelebrativi della potenza della nuova Italia, a discapito delle produzioni teatrali o cinematografiche di livello internazionale. Insomma, oltre a essere ‘isolati’, siamo anche “i - solati” che a Roma vuol dire fregati da chi tutto vuole fuorché il benessere degli italiani. In attesa che tutti se ne rendano conto, godiamoci le tanto fantomatiche opere “epocali” come il Ponte di Messina prossimo venturo, così almeno manderemo una foto-cartolina col premier ai nostri congiunti emigrati altrove, per raccontare loro la “bell’Italia” del Rinascimento berlusconiano. In posa …cheese !!!

(scritto prima del terremoto degli Abruzzi)


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politica interna
30 marzo 2009
BERLUSCONI visto dall'Olanda

Sorprendente come i cittadini e i media accettino in massa le sue bugie

Da corrispondente in Italia mi sento spesso come Keanu Reeves nel film The Matrix, o Jim Carrey nel Truman Show. È una sensazione spaventosa: vivere e lavorare in una democrazia dell’Europa Occidentale che fu tra i fondatori dell’Unione Europea e fa parte di prominenti forum internazionali come il G8, e ciò nonostante sentirsi come i personaggi che lottano in angosciosi film su illusione e realtà.

Ma l’Italia di Silvio Berlusconi ne dà tutto il motivo. Quindici anni dopo l’ingresso di Berlusconi nella politica italiana, il paese si allontana sempre piú dai valori democratici essenziali.

Neo (Reeves) e Truman Burbank (Carrey) in The Matrix e The Truman Show si rendono conto che il loro intero ambiente vive secondo la sceneggiatura di un regista onnipotente. Però non vedono la loro sorpresa e preoccupazione al riguardo riflessa in alcun modo nella reazione delle persone che li circondano; tutti si comportano esattamente come se non succedesse niente di strano, o semplicemente non se ne rendono conto. Chi cerca di seguire e di capire la politica e la società in Italia inevitabilmente avrà la stessa esperienza.

Corrotto

Il raffronto si è imposto all’attenzione molto chiaramente il mese scorso. Nel pomeriggio di martedì 17 febbraio è apparsa sui siti dei principali giornali italiani una notizia dal titolo: ‘David Mills è stato corrotto’: condannato a 4 anni e sei mesi.

Riguardava una notizia esplosiva: il tribunale di Milano aveva riconosciuto l’avvocato britannico David Mills colpevole di corruzione per aver accettato 600 mila dollari da Silvio Berlusconi negli anni novanta, in cambio di rendere falsa testimonianza in due processi per corruzione istituiti contro l’imprenditore-politico. La sentenza contro Mills era altamente incriminante anche per il premier italiano dell’Italia, perchè se c’è un corrotto ci deve essere anche un corruttore.

Cose strane

Ma in Italia sono successe un paio di cose strane con questa notizia. Per iniziare diversi giornali hanno scritto la sentenza tra virgolette, come se si trattasse non di un fatto giuridico ma semplicemente di un’opinione personale da poter contestare con facilità. Ciò infatti è immediatamente successo.

Nel sito web del Corriere della Sera, un giornale di riguardo in Italia, vari lettori hanno messo in dubbio la sentenza del tribunale milanese. “Perchè questa sentenza arriva giusto 24 ore dopo le elezioni in Sardegna?” si chiede uno di loro. Il partito di Berlusconi, Popolo delle della Libertà (PdL), aveva vinto quelle elezioni regionali con una schiacciante maggioranza; l’isola italiana è tornata dopo lungo tempo in mano della destra, cosa che ha provocato una grande euforia negli ambienti del PdL.

I giudici hanno deliberatamente cercato di rovinare la festa con la loro sentenza, riteneva il lettore sopracitato.

Un altro ha fatto un ulteriore passo in avanti. Quella “ennesima sentenza fatta per rovinare la festa”, avverte i giudici, “servirà solo a rafforzare il nostro premier e la sua coalizione, quindi soprattutto continuate così e sparirete automaticamente, ciao ciao”.

Di per se queste reazioni si potevano archiviare come rigurgiti emotivi di accaniti sostenitori di Berlusconi. Ma stranamente i media italiani gli hanno dato del tutto ragione. Mentre la notizia veniva esaminata a fondo su emittenti straniere come la CNN e la BBC, l’interessante notizia é stata data di striscio dai telegiornali italiani.

Su RaiUno e RaiDue l’argomento è stato incastrato a stento in un minuto verso la fine dell’edizione serale. Su due delle tre reti commerciali di Berlusconi la sentenza è stata completamente ignorata.

Sentenza

E sul canale che ha sì riferito la sentenza, il cronista ha ancora definito l’accertato episodio di corruzione un “supposto pagamento” fatto dalla ditta Fininvest di Berlusconi, e ha chiuso il suo mini servizio con una lunga citazione di un parlamentare del partito di Berlusconi, il quale diceva che il presidente del tribunale di Milano “è chiaramente antagonista della persona di Silvio Berlusconi dal punto di vista politico”.

Come può succedere tutto ciò? Come si può negare e deformare così facilmente e massivamente la realtà? Da anni la stampa internazionale addita il gigantesco conflitto di interessi del premier.

Tutti conoscono Silvio Berlusconi come il grande uomo dietro più di settanta aziende, raggruppate in mega holdings come la Mondadori (la principale casa editrice di giornali, libri e riviste in Italia), Mediaset (la più grande holding televisiva del paese), Mediolanum (servizi finanziari) e la squadra di calcio AC Milan.

Groviglio di interessi

Berlusconi controlla buona parte dei media italiani e viene perciò chiamato da molti giornali stranieri ‘imprenditore-politico’ o ‘premier-magnate dei media’. Ciononostante questi termini dicono troppo poco sul modo in cui questo groviglio d’interessi influisce sulla società italiana.

In generale Berlusconi viene considerato l’uomo dalla parlantina facile e dal sorriso scolpito, il marpione rifatto con il brevetto sulle battute imbarazzanti (come quella su Barack Obama, che definì “giovane, bello e anche abbronzato”‘ un paio d’ore dopo l’elezione di quest’ultimo a presidente degli Stati Uniti). Come premier dell’Italia è perciò agli occhi di molti un buffone da non prendere troppo seriamente. Ma queste qualità da birbantello nascondono alla vista il suo illimitato potere e influenza che intaccano persino il DNA dell’Italia - e purtroppo non in senso positivo.

Le sue emittenti commerciali, il suo settimanale d’opinione “Panorama”, il quotidiano “Il Giornale” (del fratello Paolo) e una lunga lista di giornali di famiglia, si schierano quotidianamente con il loro padrone senza vergogna. Questo servilismo raggiunge forme così elevate che il giornalista televisivo nonchè capo-redattore dell’emittente Rete4 può emozionarsi in diretta leggendo la notizia della vittoria elettorale di Berlusconi.

Per la maggioranza degli italiani la televisione è la principale fonte di informazione, ed è quasi completamente sotto il controllo di fedelissimi di Berlusconi.

Modi sgarbati

Allo stesso tempo i membri dell’opposizione vengono buttati a terra in modo insolitamente sgarbato. Il più combattivo oppositore di Berlusconi, Antonio Di Pietro, da tempo viene chiamato ‘il boia’, o ‘il trebbiatore’ nel corso delle varie rubriche di attualità, che continuano a far vedere le sue foto meno lusinghiere, che immortalano il corpulento Di Pietro sul trattore, in pantaloncini corti.

Questo bizzarro approccio ‘giornalistico’ non scaturisce da una specie di naturale lealta’ dei dipendenti, ma da precisi ordini di servizio. Il giornalista italo-americano Alexander Stille cita nella sua biografia di Berlusconi “Il sacco di Roma” (tradotta in olandese come “Silvio Berlusconi/De inname van Rome), un ex vice-caporedattore de “Il Giornale”, che spaziava su come Berlusconi dava ordini alla redazione negli anni novanta: “Dobbiamo cantare in armonia sui temi importanti per noi (…) Voi, caporedattori, dovete capire che dobbiamo iniziare un’offensiva mirata con tutti i nostri mezzi contro chiunque ci spari addosso. Se quelli che ci attaccano ingiustamente vengono puniti usando tutti i diversi media del nostro gruppo, l’aggressione finisce”.

RAI

Nel ruolo di premier, Silvio Berlusconi esige più o meno la stessa apatia dagli impiegati statali, soprattutto all’interno dell’emittente statale RAI. Durante il conflitto in Irak, che aveva l’appoggio del precedente governo Berlusconi, i giornalisti della RAI non potevano definire gli oppositori della guerra “dimostranti per la pace” o “pacifisti”, ma dovevano chiamarli “insubordinati”.

‘Sei un dipendente dello stato!’ gridò Berlusconi contro il critico giornalista televisivo Michele Santoro un paio d’anni fa durante una trasmissione televisiva, riportandolo all’ordine. Santoro voleva togliere la parola a Berlusconi, che era in linea telefonicamente, perchè questi rifiutava di rispondere alle domande del giornalista, e voleva solo criticare il modo di lavorare di Santoro.

Criminoso

Durante una conferenza stampa in Bulgaria Berlusconi accusò Santoro e due altri giornalisti di aver fatto un ‘uso criminoso della televisione pubblica’. I tre avevano osato fare una trasmissione critica sul premier. In quello che da allora è diventato famoso come ‘l’editto bulgaro’, il premier esigeva che la direzione dell’emittente ‘non permettesse più che accadessero certe cose’. Qualche mese dopo i tre erano spariti dallo schermo.

L’Italia come paese democratico sta molto peggio di quanto molti credano. Ciò dimostrano le misure per la limitazione della libertà che questo governo sta prendendo o preparando (come la prigione per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni telefoniche degli indiziati; pressione politica su medici e insegnanti per denunciare gli immigranti illegali alla polizia; limitazione dell’indipendenaza del potere giudiziario).

Ma lo stato preoccupante delle cose si rivela soprattutto nel modo apatico in cui stampa e pubblico ultimamente reagiscono a questo genere di piani. L’Italia si abbandona sempre di più alla realtà altamente colorata con cui viene abbindolata dall’apparato di potere di Berlusconi.

Duramente

Certo, giornali e riviste di opinione come La Repubblica, l’Unità e l’Espresso continuano ad andare duramente contro il premier quando è necessario. Ma sono predicatori nel deserto: i due principali giornali italiani hanno insieme una tiratura di solo 1,3 milioni, su una popolazione di quasi 60 milioni.

La televisione è per la stragrande maggioranza degli italiani la fonte di informazione principale, e ora è quasi tutta sotto monitoraggio di gente fidata di Berlusconi.

Inoltre, anche i giornali al di fuori dell’impero di Berlusconi sentono il suo braccio forte. Come il giornale torinese La Stampa, proprietà della Fiat. ‘Vista la situazione in cui versa la Fiat, La Stampa non si trova nella posizione di esprimere critiche nei confronti di Berlusconi, e ciò è altrettanto valido per numerosi altri giornali’, cosí il caporedattore Giulio Anselmi a Stille nel Sacco di Roma. ‘Oltre ai giornali che possiede, c’é tutto un cerchio concentrico di giornali che dipendono direttamente o indirettamente da lui’.

Il guastafeste

Il leader dell’opposizione Antonio Di Pietro racconta nel suo libro Il guastafeste [in italiano con traduzione nel testo, ndt], come sia stato apostrofato “assassino’ da due ragazzi, mentre passeggiava in Piazza Duomo a Milano.

Un tempo Di Pietro era l’eroe del paese per milioni di italiani, nella sua funzione di pubblico ministero dell’ampia operazione anti-corruzione Mani Pulite, che spazzò via un’intera generazione di politici e imprenditori imbroglioni all’inizio degli anni novanta. ‘Questo incidente’, dice Di Pietro a proposito dell’accaduto a Piazza Duomo a Milano, ‘dimostra che quei ragazzi a casa sono bombardati con falsa informazione dalla televisione’.

Dopo un decennio e mezzo, questo moderno indottrinamento sta dando così tanti frutti che Berlusconi osa negare persino le più incontestabili verità.

Proteste

Per esempio, l’anno scorso durante la massale protesta studentesca contro i tagli pianificati nell’istruzione. Gli studenti avevano occupato facoltà di diverse università, con grande irritazione di Berlusconi. ‘Oggi darò al Ministro degli Interni istruzioni dettagliate su come intervenire usando le unità mobili’, disse il premier nel corso di una conferenza stampa.

Quando l’opposizione gridò allo scandalo, Berlusconi il giorno dopo disse bellamente di non aver mai minacciato con le unità mobili. Ancora una volta era stato erroneamente citato dai giornalisti. Però tutti avevano potuto vedere e sentire che il premier l’aveva veramente detto; i suoi commenti erano stati trasmessi da radio e tv.

Nonostante quella prova schiacciante Berlusconi si ostinò sulla sua posizione. E con successo. Giacchè cosa dissero la sera i telegiornali? ‘Il premier dice di essere stato citato erroneamente’.

Democrazia

In una democrazia sana i giornalisti in servizio avrebbero come minimo fatto velocemente rivedere le immagini della conferenza stampa in questione, così da permettere ai telespettatori di concludere da sè se il premier fosse rimbecillito o no. Ma no. ‘Eventualmente, potrete rivedere la nostra trasmissione di ieri su internet’, ha sussurrato il redattore politico di RaiUno alla fine del servizio.

Considerando la situazione alla Matrix in cui versa l’Italia, il suo commento suonava quasi come un eroico atto di resistenza.

Eric Anders   del  Volkskrant

politica interna
8 marzo 2009
ABOLIRE I COSTI DELLA POLITICA

Ormai il vaso è colmo. Si sta abbattendo sull’Italia il più grande ciclone economico che la storia ricordi. Si prevedono per i prossimi mesi oltre tre milioni di disoccupati. Lo Stato, con le casse vuote e con il debito più alto del mondo occidentale, non ce la farà mai a pagare per tutti gli assegni di disoccupazione. Per di più in Italia fanno ancora gola – dichiarazione di Draghi – i titoli degli Istituti di credito bancari (per quei pochi risparmiatori che ancora se lo possono permettere) e quindi lo Stato ha le sue belle difficoltà a rintracciare acquirenti per i propri titoli finanziando a debito le emergenze sociali. Si impone eticamente, in questo periodo di emergenza, l’abolizione dei costi della politica a tutti i livelli. Parlamentari, presidenti, assessori, consiglieri regionali, provinciali e comunali, sindaci, presidenti di “Enti inutili”, stornate i vostri compensi in un Fondo di perequazione sociale per intervenire nell’immediato e dare risposte alla moltitudine delusa e inferocita di disoccupati che sta per travolgervi !! Soprattutto voi del centro-destra, che potete attingere a risorse “padronali” molto più consistenti degli insignificanti (per il Padrone) emolumenti della politica, lasciate che altri, più bisognosi di voi, sopravvivano dividendo quel di più che un sistema di corruzione e di lobby clientelare vi permette di “guadagnare” (si pensi solo alla diaria giornaliera “rubata” grazie ai “pianisti” in Parlamento) ai danni dei cittadini !!

Già, il Padrone. Berlusconi, mentre l’Italia è allo sbando, controlla l’umore degli italiani facendoli divertire con nani e ballerine. Intanto prepara leggi per far uscire fuori mercato pubblicitario la Rai (una rete senza pubblicità) e favorire così Mediaset che sta incrementando i suoi guadagni. Pino Corrias ha ipotizzato un contatore con cifre luminose per calcolare in tempo reale gli incrementi patrimoniali di Berlusconi mentre l’Italia va allo sfascio. “Sarà emozionante gioire tutti insieme, a dispetto dei corvi plananti sulle discariche della crisi (precari, disoccupati, artigiani, insegnanti, operai, pensionati, immigrati, persino clandestini) calcolando in tempo reale quanto oro si riversi ogni giorno nei saloni illuminati di Arcore & Bermuda, con quanta rapidità si riempiano i suoi forzieri di rubini, incenso e mirra, quante nuove ragazze affluiscano, rintracciate dalle scorte e poi restituite ai loro sogni, quante verdure, quante uova fresche, quanti sgravi fiscali allietino le sottrazioni dei suoi ragionieri collocati nel salone più bello, quello del Canaletto, e quanti buoni affari moltiplichino le parcelle dei suoi avvocati, un giorno dopo l’altro, cogliendo quanto di meglio passi il libero mercato o l’alto destino del titolare, a Roma per gli affari immobiliari, a Parigi per quelli nucleari e poi a Palermo, a Mosca, a Tripoli, a conferma del suo leggendario fiuto coltivato dai tempi d’infanzia salesiana, quando commerciava in compiti già risolti, 50 lire cadauno, da vero (e intelligentissimo) birbante”. Se poi vogliamo continuare a farci del “bene” leggiamo cosa dice di Berlusconi anti-politico il tedesco “Die Welt” a firma di Thomas Schmid:

“È l’incarnazione dell’opposto del classico imprenditore, che doveva essere parsimonioso, morigerato e che doveva vivere la propria esistenza in completa identificazione con il proprio prodotto, che fosse l’automobile, la macchina fotografica oppure la macchina per cucire. Berlusconi non vive per i propri prodotti ma per il proprio successo. L’importante non è il prodotto ma la confezione. L’essenziale non è una vita contenuta bensì il fuoco d’artificio di un mondo di prodotti che ha un solo primario compito: intrattenere e divertire. Berlusconi iniziò come imprenditore edile, che con “Milano 2? fece costruire una città per una vita migliore: bel mondo nuovo - bello e terribile allo stesso tempo. La logica conseguenza della sua semplice idea era di fornire agli abitanti di queste città il proprio programma televisivo, bisogna fornire il divertimento alla gente.
Se il suo partito ha appena vinto con un impressionante 52 per cento le elezioni regionali in Sardegna, ciò è un ulteriore indizio che gli italiani e le italiane realmente lo vogliono. E lo vogliono esattamente così come lui è: un fuoco fatuo, incrollabilmente ottimista, con una morale a doppio fondo. Alla gente piace che sia impermeabile a valori e profondità di pensiero quanto una cerata è impermeabile all’acqua. Così come la gente non deplora che prima delle elezioni lui faccia promesse enormi e miracolose e tenti di spacciarle in forma di contratto con la popolazione - e che subito dopo, di queste promesse non rimanga più nulla o quasi. Così è la vita, e sciocco è chi non vuole capirlo e accettarlo”.

Con buona pace della sinistra e del Pd, l’Italia ha il suo condottiero, novello Gattamelata, in grado di riempire i vuoti di un’esistenza senza punti di riferimento. Ma il “divertimento” va bene (insegnavano i latini) quando c’è anche il pane. Fate ancora in tempo, voi politicanti, ad abolire le vostre prebende, prima che qualcuno si accorga che il sogno è finito!


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