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politica interna
8 marzo 2009
ABOLIRE I COSTI DELLA POLITICA

Ormai il vaso è colmo. Si sta abbattendo sull’Italia il più grande ciclone economico che la storia ricordi. Si prevedono per i prossimi mesi oltre tre milioni di disoccupati. Lo Stato, con le casse vuote e con il debito più alto del mondo occidentale, non ce la farà mai a pagare per tutti gli assegni di disoccupazione. Per di più in Italia fanno ancora gola – dichiarazione di Draghi – i titoli degli Istituti di credito bancari (per quei pochi risparmiatori che ancora se lo possono permettere) e quindi lo Stato ha le sue belle difficoltà a rintracciare acquirenti per i propri titoli finanziando a debito le emergenze sociali. Si impone eticamente, in questo periodo di emergenza, l’abolizione dei costi della politica a tutti i livelli. Parlamentari, presidenti, assessori, consiglieri regionali, provinciali e comunali, sindaci, presidenti di “Enti inutili”, stornate i vostri compensi in un Fondo di perequazione sociale per intervenire nell’immediato e dare risposte alla moltitudine delusa e inferocita di disoccupati che sta per travolgervi !! Soprattutto voi del centro-destra, che potete attingere a risorse “padronali” molto più consistenti degli insignificanti (per il Padrone) emolumenti della politica, lasciate che altri, più bisognosi di voi, sopravvivano dividendo quel di più che un sistema di corruzione e di lobby clientelare vi permette di “guadagnare” (si pensi solo alla diaria giornaliera “rubata” grazie ai “pianisti” in Parlamento) ai danni dei cittadini !!

Già, il Padrone. Berlusconi, mentre l’Italia è allo sbando, controlla l’umore degli italiani facendoli divertire con nani e ballerine. Intanto prepara leggi per far uscire fuori mercato pubblicitario la Rai (una rete senza pubblicità) e favorire così Mediaset che sta incrementando i suoi guadagni. Pino Corrias ha ipotizzato un contatore con cifre luminose per calcolare in tempo reale gli incrementi patrimoniali di Berlusconi mentre l’Italia va allo sfascio. “Sarà emozionante gioire tutti insieme, a dispetto dei corvi plananti sulle discariche della crisi (precari, disoccupati, artigiani, insegnanti, operai, pensionati, immigrati, persino clandestini) calcolando in tempo reale quanto oro si riversi ogni giorno nei saloni illuminati di Arcore & Bermuda, con quanta rapidità si riempiano i suoi forzieri di rubini, incenso e mirra, quante nuove ragazze affluiscano, rintracciate dalle scorte e poi restituite ai loro sogni, quante verdure, quante uova fresche, quanti sgravi fiscali allietino le sottrazioni dei suoi ragionieri collocati nel salone più bello, quello del Canaletto, e quanti buoni affari moltiplichino le parcelle dei suoi avvocati, un giorno dopo l’altro, cogliendo quanto di meglio passi il libero mercato o l’alto destino del titolare, a Roma per gli affari immobiliari, a Parigi per quelli nucleari e poi a Palermo, a Mosca, a Tripoli, a conferma del suo leggendario fiuto coltivato dai tempi d’infanzia salesiana, quando commerciava in compiti già risolti, 50 lire cadauno, da vero (e intelligentissimo) birbante”. Se poi vogliamo continuare a farci del “bene” leggiamo cosa dice di Berlusconi anti-politico il tedesco “Die Welt” a firma di Thomas Schmid:

“È l’incarnazione dell’opposto del classico imprenditore, che doveva essere parsimonioso, morigerato e che doveva vivere la propria esistenza in completa identificazione con il proprio prodotto, che fosse l’automobile, la macchina fotografica oppure la macchina per cucire. Berlusconi non vive per i propri prodotti ma per il proprio successo. L’importante non è il prodotto ma la confezione. L’essenziale non è una vita contenuta bensì il fuoco d’artificio di un mondo di prodotti che ha un solo primario compito: intrattenere e divertire. Berlusconi iniziò come imprenditore edile, che con “Milano 2? fece costruire una città per una vita migliore: bel mondo nuovo - bello e terribile allo stesso tempo. La logica conseguenza della sua semplice idea era di fornire agli abitanti di queste città il proprio programma televisivo, bisogna fornire il divertimento alla gente.
Se il suo partito ha appena vinto con un impressionante 52 per cento le elezioni regionali in Sardegna, ciò è un ulteriore indizio che gli italiani e le italiane realmente lo vogliono. E lo vogliono esattamente così come lui è: un fuoco fatuo, incrollabilmente ottimista, con una morale a doppio fondo. Alla gente piace che sia impermeabile a valori e profondità di pensiero quanto una cerata è impermeabile all’acqua. Così come la gente non deplora che prima delle elezioni lui faccia promesse enormi e miracolose e tenti di spacciarle in forma di contratto con la popolazione - e che subito dopo, di queste promesse non rimanga più nulla o quasi. Così è la vita, e sciocco è chi non vuole capirlo e accettarlo”.

Con buona pace della sinistra e del Pd, l’Italia ha il suo condottiero, novello Gattamelata, in grado di riempire i vuoti di un’esistenza senza punti di riferimento. Ma il “divertimento” va bene (insegnavano i latini) quando c’è anche il pane. Fate ancora in tempo, voi politicanti, ad abolire le vostre prebende, prima che qualcuno si accorga che il sogno è finito!


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